Ultimamente (anche se forse arrivo in netto ritardo rispetto a tantissimi altri) sono incappato in una svarione di video, post, commenti, recensioni, riguardo all’esordio di un autore italiano, totalmente sconosciuto, con il sogno di ogni autore: essere pubblicati dalla Oscar Mondadori.
Mi sono soffermato su due video nello specifico e li riporterò qui sotto perché li reputo utili e costruttivi (i link sono sui loro nomi, se vi va, guardateveli). Non condividerò la roba distruttiva che ho visto.
C’è Broken Stories che fa una lunga disamina sul primo volume della trilogia, che mi ha fatto riflettere positivamente. Riconosce gli elementi che per lui sono postivi e quelli negativi, in maniera molto equilibrata. Si vede che è un lettore puro, non un autore (e lo dico in senso positivo). Ci sono anche altre due riflessioni molto interessanti, sulle “contaminazioni” di altri media e soprattutto sullo “Show don’t tell”.
Ho visto il video di Luca Mortali, con riflessioni dure, profonde ma tanto veritiere. Tanto da spingermi a dialogare con lui in privato. Una disamina dello stato attuale della nostra “società-di-scrittori” poco incoraggiante, ma assai cancerogena.
Andrea Butini ce l’ha fatta. Questo ha scatenato l’invidia di tantissimi noi autori che, come facciamo sempre, ci sentiamo più bravi e meritevoli di chi è arrivato più in alto di noi. Indipendentemente dalla ragione.
Cos’ha comportato? Veleno, commenti dispregiativi, recensioni negative per partito preso. La ricerca del cavillo pur di affossare le sue opere.
Opera che, sia chiaro, può essere bella o meno bella, può piacere o non piacere. Ma non è il focus del mio discorso.
Questo è un tema che a me sta estremamente a cuore, forse perché tendo ad avere una visione differente, insolita, di certo non perché sia speciale in qualche modo o più intelligente degli altri, anzi… ma perché figlia di un dolore passato.
Forse perché ho sempre sognato di essere pubblicato da Fanucci, Mondadori e altre CE simili per il fantasy. Sogno che rincorro dal lontano 2007, quando scrissi il primo manoscritto. Sogno che ho iniziato a far crescere nel 2017 quando ho pubblicato la mia prima opera con una piccola CE. Sogno che ho ancora oggi, a ridosso della mia sesta pubblicazione, nonostante sia ancora qui, un piccolo sconosciuto nel mucchio.
Tuttavia, continuo a non capire certi atteggiamenti. Ci lamentiamo che le grandi casi editrici non considerano gli autori italiani, ed è vero. Poi, però, quando succede, dobbiamo affossarli perché non è toccato a noi.
Così, magari, la stessa CE vede il risultato non appetibile e decide di continuare a non considerare gli italiani, perché quando ci prova loro stessi remano contro.
E questo lo scrivo perché, già anni fa vantavo altri autori italiani, ai loro albori, come feci con l’articolo su Livio Gambarini, con il suo primo volume di Eternal War. Ai tempi ignoto, oggi autore affermato con la Piemme.
Non posso espormi sul valore dell’opera di Andrea Butini, non l’ho letta e nemmeno l’ho comprata. Ma posso dire una cosa con certezza assoluta, che ritengo sia importante per tutti noi, soprattutto per gli autori nostrani come me: il “caso Butini“, indipendentemente dalla qualità della sua trilogia, è una grandissima opportunità!
Quando una CE del calibro di Oscar Mondadori fa questi esperimenti, monitorerà la risposta del mercato italiano e, sulla base di essa, deciderà se farne altri o continuare a investire sul rientro sicuro delle opere straniere a causa di una malsana mentalità esterofila.
Se affossiamo l’opera per partito preso, se la disprezziamo e basta, solo per invidia, stiamo facendo del male a NOI. Io direi, invece, di comprarla a priori per dare un messaggio chiaro all’editoria italiana: ci sono autori meritevoli nel nostro paese, investite di più su di noi!
Ecco perché io comprerò al 100% la trilogia di Andrea Butini e, con i miei tempi, la leggerò tutta. Magari sarà anche motivo di crescita per me, chissà, me lo auguro.
Badate bene, però, non sto dicendo che questa trilogia sia una pietra miliare, non sto dicendo che piacerà a tutti. Di certo ci sarà a chi non piacerà e a chi sì, ma questo non è importante.
Sì, avete letto bene: NON è importante.
Stiamo parlando di INTRATTENIMENTO, è giusto che non ci piaccia tutto. Quante volte guardiamo un film che non ci piace? Così come qualsiasi altro prodotto di intrattenimento?
Non per questo dobbiamo strapparci i capelli (per chi li ha ancora, fortunati!).
Quando una cosa non ci piace, passiamo oltre. Al limite condividiamo il nostro parere con gli amici, sui social, ma facciamolo nel rispetto reciproco, con critiche costruttive e sincere, non per partito preso o per invidia.
Poi andiamo oltre.
E ricordiamo: tutti gli autori possono imparare e crescere grazie alle critiche costruttive dei lettori. Ecco perché io non faccio altro che esortare i miei lettori a darmi un feedback, chiedendo soprattutto gli aspetti che reputano negativi.
Cerchiamo di non essere distruttivi, però.
E ricordiamo che questo “caso Butini” è una grande opportunità per gli autori nostrani. Sappiamola vedere, vi prego. Riflettiamoci insieme, conteniamo quel senso di sterile invidia che proviamo tutti appena scopriamo gli eventi di questo genere.
Perché sono davvero degli eventi, ma trasformiamoli in qualcosa di ordinario.
Come dissi già in questo articolo, l’editoria italiana è nelle mani di noi lettori più di quanto possiamo immaginare. Gli editori sono aziende che puntano al guadagno, e pubblicano ciò che riescono a vendere. Noi scegliamo cosa comprare, chi comprare.
Scusate, mi sono dilungato troppo, e non vorrei apparire come quello che vi fa la morale. Si tratta di un argomento che sento molto, che nel mio piccolo mi ha persino provocato delle ritorsioni spiacevoli che mi hanno ferito, mi hanno fatto sentire insicuro come autore.
Ma sono come voi, e viviamo le stesse emozioni. Tuttavia, possiamo gestirle in maniera costruttiva, utile per tutti.
Utile per l’editoria italiana.
Cogliamo al volo questa possibilità, magari Andrea Butini ci ha aperto la strada…
