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Anteprima e aggiornamenti su “Il crepuscolo degli dèi”

Come vi avevo promesso settimane fa, eccoci giunti al momento in cui vi mostrerò soltanto una piccola anteprima dell’opera che sto scrivendo, ovvero “Il crepuscolo degli dèi – Fimbulvetr“, primo volume di una bilogia Epic Fantasy ambientata su Ter, una versione alternativa del nostro mondo in chiave fantasy, ma sempre parte integrante del mio universo narrativo: Aetermundi.
Nello specifico la storia sarà localizzata nel centro Italia, soprattutto nelle aree dell’attuale Abruzzo, più qualche passaggio attraverso la Campania, il Lazio e le Isole Tremiti. Il periodo storico sarà approssimativamente tra l’800 e il 700 a.C., ma specifico fin da subito che questo NON è un fantasy storico, è un fantasy a tutti gli effetti che prende ispirazione da luoghi e fatti realmente esistiti senza però voler essere fedele a essi. Ci saranno anacronismi voluti per far amalgamare due culture differenti, italici e germanici, con le loro credenze, miti e i loro dèi.
Questo è un aspetto importante da specificare per me, non vorrei che molti si aspettassero della fedeltà storica con elementi fantasy, come detto sopra, questa storia rientra sempre nel mio universo narrativo, uno dei sette mondi fantasy che ho creato, tutti collegati tra loro da un piccolissimo filo rosso.
Detto questo, cosa vi farò leggere? Vi lascerò qui sotto il prologo e una parte del primo capitolo, rispettivamente con Freyja in prima persona e Sigrún in terza persona. Come potete capire già da voi, l’inizio si focalizza sulla cultura germanico-nordica, poi si aggiungeranno i protagonisti italici, come Artemone e Magnus. Ma mi fermo qui per oggi, già ho dato troppe informazioni.
Ovviamente questa anteprima mostra la mia prima stesura dell’opera, non sottoposta a beta reader né a nessun correttore di bozze e tantomeno a un editor. Quindi è facile che ci siano errori e refusi così come è probabile che nella versione finale, quando verrà pubblicata, sarà differente. Ma già durante la mia seconda e terza stesura è abbastanza certo che farò variazioni sostanziali come mi accade spesso. Più rileggo e più cambio.
Basta, vi ho annoiati abbastanza e con l’occasione torno a ringraziarvi per la pazienza. L’opera sta volgendo verso la conclusione, mi mancano i capitoli finali per terminare la prima stesura, poi ci sarà rilettura e altre stesure prima di proporla per la pubblicazione incrociando le dita.
Vi lascio alla lettura e fatemi sapere cosa ne pensate, se vi va, qui o in qualunque dei miei social. Buona Giornata.

PROLOGO
Cos’è la verità? È una domanda che mi sono posta un’infinità di volte durante i miei secoli di vita da Vivificatrice. In molti ritengono che sia oggettiva e persino assoluta, che ne esista una soltanto per ciascuna situazione.
Io dissento.
Reputo che la verità sia una questione di circostanze, spesso malleabile e mutevole in base alla prospettiva, variando di persona in persona. Per questa ragione ho deciso di raccontarvi la mia verità, riguardo a un periodo specifico della mia lunga esistenza, quello più controverso.
Ho vissuto per un tempo tanto lungo da non poterlo quantificare. Ho attraversato innumerevoli esistenze nei luoghi più disparati, spostandomi su vari continenti, ma quanto sto per raccontarvi riguarderà la mia vita durante un’epoca ben distante da quella dei vichinghi, nonostante fossi già nota con il nome di Freyja. Mi riferisco al tempo che trascorsi sulla penisola italica, antecedente alla fondazione dell’Impero Romano, un periodo storico assai nebuloso che tutt’oggi suscita domande senza risposta, ma da esso proviene gran parte del vostro retaggio.
Sarò schietta nel dirvi fin da subito che non lo faccio per mettervi al corrente dei fatti, non è mia premura, né sono mossa d’altruismo. Il mio intento è quello di rivelarvi ciò che provai, condividendo segreti a lungo taciuti allo scopo di spiegarvi le mie scelte che, potranno apparirvi discutibili, persino insensate, ma dietro ciascuna di esse c’erano valide motivazioni.
Sento la necessità di fare questo perché sono stata giudicata come un essere spietato, calcolatore e vendicativo. È facile sputare sentenze su una persona senza sapere cosa abbia vissuto, quali ragioni l’abbiano portata a determinate scelte.
Esistono molteplici modi per raccontare una storia che, nella maggior parte dei casi, acquisisce connotazioni differenti in base a chi la espone e al quando.
Ecco perché voglio essere io a narrarvi le mie vicende, comprensive di quei fattori determinanti che mi spinsero a prendere certe decisioni, come rabbia e dolore. Non voglio essere giudicata soltanto attraverso un vuoto e distaccato resoconto dei fatti, con annesse le fredde conseguenze.
Prima di cominciare, però, è bene specificare fin dal principio qual è stata la forza che ha mosso tutti gli eventi: l’amore incondizionato di un genitore verso i propri figli.

01. Il Padre degli Asi
Il fiato le venne meno quando la sua avversaria approfittò di un’apertura nelle sue difese per centrarla alla bocca dello stomaco. Sigrún fece appena in tempo a indietreggiare prima di essere abbattuta dall’attacco successivo diretto sotto al mento. Prese le distanze per temporeggiare quel tanto che le serviva per riprendersi mentre Göndul la tallonava passo dopo passo con un ghigno tanto tronfio quanto irritante.
«Stai perdendo colpi, Sigrún» la punzecchiò Göndul.
Lei inarcò un sopracciglio. «Non penserai di avermi battuta, vero?»
«Fossi in te non sprecherei quel poco di fiato che ti resta.»
Nemmeno sotto tortura avrebbe ammesso che Göndul aveva ragione, era diventata una lotta di logoramento in quanto erano rimaste le uniche due all’interno del cerchio di addestramento. Tutte le altre walküren avevano concluso da un pezzo e adesso le stavano osservando con interesse.
Tra loro notò la sua cara amica Geirdriful: esibiva una posa rigida, con le braccia incrociate sul petto mentre la fissava con espressione dura. Capì subito che comunque sarebbe andata a finire, le attendeva un bel rimprovero.
Sigrún sapeva che, tra le walküren, Göndul era l’unica assieme a Geirdriful a poterle tener testa in uno scontro diretto, tuttavia nessuna delle due era riuscita a prevalere prima in un allenamento. Allora perché non aveva ancora battuto Göndul ma stava faticando più del solito?
Con uno sforzo fisico e mentale, decise di mettere fine alla cosa: finse di avere un cedimento alla gamba, mostrando il fianco scoperto, allora la sua avversaria tentò subito un fendente in un impeto di arroganza, certa della vittoria, senza rendersi conto che stava abboccando al tranello.
Allora Sigrún ne approfittò con un colpo a tradimento: la lama smussata della spada d’allenamento impattò contro la caviglia di Göndul, facendo scrocchiare l’osso del piede d’appoggio. Quando la sua avversaria perse l’equilibrio, portando a vuoto l’attacco, Sigrún ne approfittò per centrarla sotto al mento con l’elsa, mandandola culo a terra con una smorfia di dolore.
«Mi hai data per sconfitta troppo presto» la canzonò, sovrastandola.
«Hai imbrogliato!» le ringhiò contro Göndul, poi diresse lo sguardo su Brynhild. «Sigrún ha combattuto slealmente, regina, l’abbiamo visto tutti. È stata disonorevole.»
La donna si limitò a corrugare la fronte, impassibile come nella maggior parte dei casi durante le loro dispute. Sigrún la osservò restando come sempre affascinata dal suo aspetto contraddittorio: capelli grigi e profondi solchi sul viso evidenziavano il trascorrere del tempo, eppure manteneva occhi vispi, carichi di intelligenza, assieme a una corporatura tutt’altro che anziana, nonostante non scendesse più in battaglia e avesse visto oltre settanta inverni.
«Sigrún non ha agito con onore, è vero» disse infine la regina delle walküren, «ma quanti avversari pensi che lo farebbero durante una battaglia, eh Göndul? Siate onorevoli, come ci ha insegnato Freyja e come desidera Wôtan. Ma se vi troverete a dover scegliere tra l’onore e la vita, scegliete la vita. Il vostro nemico farà lo stesso.»
Göndul restò a bocca aperta mentre teneva le mani sulla caviglia dolorante, questo suscitò un sorrisetto a Sigrún che, però, svanì l’istante dopo quando incrociò lo sguardo severo di Brynhild.
«L’allenamento di oggi è terminato» sentenziò la regina delle walküren.
Sigrún ne approfittò per lasciarsi alle spalle la sua avversaria, ma mentre si allontanava venne affiancata da Geirdriful.
«Che cosa ti succede?»
Sigrún si strinse nelle spalle, facendo finta di non capire.
«Sei distratta, assente quasi» rimproverò Geirdriful. «È come se avessi perso ogni stimolo. Avresti potuto sconfiggerla molto prima, ma l’hai tirata per le lunghe e stavi per essere sconfitta.»
«Tuttavia non è successo.»
«Le hai danneggiato la caviglia, Sigrún. Zoppicherà per non si sa quanto e ti porterà rancore per molto più tempo. Se già c’era del dissidio tra voi due, adesso sarà guerra aperta.»
«Ti preoccupi troppo, Geirdriful. E poi dovrà leccarsi le ferite per un bel po’.»
«La cosa ti fa ridere, eh?» Geirdriful sbuffò. «Quello che hai fatto non è piaciuto nemmeno alla regina, anche se è parso che ti difendesse. Ha solo impartito una lezione importante alla sua prediletta. Tutte le walküren sanno che vorrebbe Göndul come sua successore.»
Sigrún si strinse nelle spalle con un mezzo sospiro, la questione non la impensieriva più di tanto, anche se avrebbe dovuto.
Geirdriful le diede uno scossone. «Vedi? Lo hai fatto di nuovo! Si può sapere a cosa stai pensando?»
«Ti chiedi mai qual è il senso di tutto questo?»
«Siamo le walküren di Wôtan, dobbiamo addestrarci per essere le migliori sul campo di battaglia.»
Sigrún arricciò le labbra. «Ci alziamo la mattina per addestrarci fino a sera. Ogni singolo giorno. Le uniche volte in cui non accade è quando mettiamo in pratica quel che sappiamo fare meglio: uccidere. Possiamo davvero definirla vita? Ne sei appagata?»
Geirdriful si guardò attorno allarmata, poi, quando vide che nessuno era a portata d’orecchio, le si piazzò dinanzi con espressione severa. «Bada a ciò che dici e dove, Sigrún, non tutti accoglierebbero le tue parole. Sei una walküre, forse la più abile di tutte noi, non puoi certo mettere in dubbio la volontà di Wôtan e l’eredità che ci ha lasciato Freyja con tale leggerezza.»
Ripresero a camminare in direzione dei loro alloggi restando per un po’ in silenzio.
«Stai cercando risposte che io non ho» disse Geirdriful, una nota amara nella voce. «Ma posso dirti che quando scendo in battaglia con te e le altre sorelle mi sento viva come in nessun’altra occasione. È ciò che sono… e sono onorata di poter seguire le orme di Freyja per servire Wôtan.»
«Io no» ribatté secco Sigrún. «Certo, quando combattiamo anche io mi sento viva e appagata, ma fuori dalla battaglia mi sento sempre più persa, abbandonata a una vita priva di senso, trascorrendo le giornate a ripetere le stesse cose in attesa di essere inviata chissà dove in questa terra straniera.» Guardò l’amica prima di continuare. «Ti sei mai chiesta perché la nostra gente sia giunta fin qui? Io sono nata su queste montagne, eppure non mi sento a casa. La mia famiglia è venuta per volontà di Wôtan, che invece passa il suo tempo sulla cima a fare chissà cosa…»
«Potrebbero ucciderti a causa di queste parole» la interruppe Geirdriful. «Posso condividere alcune delle tue perplessità, ma non puoi dubitare di Wôtan, né puoi pensare di comprendere i suoi piani. A tutto c’è una ragione, ma non sta a noi conoscerla. Lui è il Padre degli Asi, non puoi capirlo.»
«Perché non dobbiamo sapere? È questo che mi chiedo. Non sarebbe più semplice mettercene a conoscenza, potremmo prenderne parte con maggior dedizione. Invece no, siamo armi nelle sue mani, nulla di più, nulla di meno.»
Geirdriful scosse la testa. «Non voglio nemmeno sentirti dire certe cose. Sarei condannata assieme a te se sapessero che me le hai dette e io non le ho riferite.»
«Non lo faresti mai» ribatté Sigrún con un sorrisetto obliquo. «So di poter contare sulla nostra amicizia, sei l’unica sorella di cui possa fidarmi davvero e a cui affido la vita ogni volta che scendiamo in battaglia.»
«Tuttavia mi metti in una posizione scomoda…»
«Andiamo, Geirdriful, vuoi dirmi che a oggi non ti sei mai posta alcuna domanda? Quanta gente hai ammazzato senza nemmeno conoscerne la ragione? Abbiamo ucciso anche chi non rappresentava una minaccia.»
«I meridi sono nostri nemici. Se potessero ci avrebbero già sterminati.»
«Siamo noi gli invasori, avremmo fatto lo stesso al loro posto. Come se questo non bastasse, non solo razziamo i loro villaggi, ma catturiamo schiavi per costringerli a scavare per noi in cerca di cosa, poi? Nemmeno questo ci è dato sapere.»
«Nessuno può chiedere al Padre degli Asi il perché voglia che facciamo ciò che ci ordina.»
Sigrún sbuffò. «Siamo persone, non corvi ammaestrati.»
«Siamo walküren, le migliori combattenti al mondo. Neppure gli einherjar addestrati da Donar in persona possono eguagliarci. Nessuno può.»
Insoddisfatta, e forse anche un po’ irritata, Sigrún lasciò cadere il discorso. Geirdriful sapeva essere testarda più di lei, qualunque cosa le avesse detto non avrebbe cambiato idea né le avrebbe dato un minimo di soddisfazione, perlomeno non ad alta voce.

Mi Auguro che questa breve anteprima dei “lavori in corso” vi abbia intrigati quanto basti per avere altra santa pazienza. Restate sintonizzati per essere aggiornati in futuro e scrivetemi pure quando volete per qualunque cosa.
Rob Himmel

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